Tutto ciò, comprese le emozioni positive, come gioia e piacere,
possono essere erroneamente codificate dall'obeso come fame.
Premesso questo, il lavoro terapeutico, dal punto di vista
cognitívo-comportamentale, si articola su tre livelli:
Comportamentale
Una tecnica comportamentale efficace, che opera direttamente sul sintomo iperfagia (mangiare in maniera spropositata), è l'avversativa che consiste nell'associare l'assunzione di cibo a qualcosa che evoca disgusto e repulsione nel paziente; ad esempio trovarsi davanti ad un piatto fumante di pasta con le olive nere e scoprire, mentre la si sta mangiando, che in realtà le olive sono degli scarafaggi, i quali una volta passati in bocca subiscono lo schiacciamento della loro corazza da parte dei denti e la loro sostanza interna semiliquida, biancastra, viscida e nauseabonda, inonda tutto il cavo orale.
Questa metodologia può, benissimo, essere usata anche solo a livello immaginativo, magari con l'ausilio di esercizi di concentrazione quali il training autogeno etc.
E' ovvio che la tecnica va personalizzata da individuo a individuo, in quanto ognuno prova repulsione per delle cose e per altre no e predilige dei cibi ad altri. Il principio su cui si basa questo metodo è quello d'associare uno stimolo estremamente piacevole ad uno repellente e sgradevole per il soggetto.
Si tratta, quindi, di una vera e propria tecnica di condizionamento, che produce i suoi risultati già in pochissime sedute, soprattutto se esse hanno una frequenza di due-tre volte a settimana.
Emotivo
L'intervento sulle emozioni è direttamente collegato a quello dell'analisi del pensiero (cognitivo) e consiste, innanzitutto, nel saperle riconoscere e codificare nella maniera giusta. Si inizia con l'imparare a distinguere le sensazioni principali del proprio corpo: la fame, la sete, il caldo, il freddo, il sonno, il dolore etc.
Tutto ciò comporta un notevole esercizio da parte del paziente che non è stato mai addestrato in tal senso.
Poi si passa alle emozioni: gioia, piacere, dolore, rabbia, tristezza, rifiuto, paura, etc. e si utilizza lo stesso procedimento.
Cognitivo
(il proprio modo di pensare)
L'intervento cognitivo risulta essere il più importante in quanto è il cervello ad elaborare e codificare le informazioni interne ed esterne.
A tal proposito si parte dal presupposto che il nostro modo di pensare, già nel settimo anno di vita, per il 75%, è strutturato e, in base alle esperienze dirette ed all'educazione ricevuta, ognuno si forma una visione personale sia del mondo che di se stesso.
Egli acquisisce una serie di convinzioni che tenderà a mantenere più o meno inalterate nel tempo, in quanto, attraverso il suo comportamento e la sua tendenza a porgere maggiore attenzione a determinati stimoli rispetto ad altri, sarà portato ad autoconfermarsele, senza spesso esserne sufficientemente consapevole.
Così, se un bambino è cresciuto con l'idea che suo fratello è bello e intelligente, mentre lui è brutto e stupido, continuerà a mantenerla pure da adulto anche se i fatti dimostreranno il contrario; proprio il suo comportamento, nel mostrarsi ad esempio poco deciso e sicuro, tenderà ad essere meno credibile e propositivo del fratello che, invece, si sente sicuro di sé. E' importante sottolineare che la bassa autostima dell'obeso implica, spesso, l'idea di non riuscire mai a portare a termine nulla nella vita, e, naturalmente, anche le diete dimagranti. Quindi, un certo modo di pensare può stimolare delle emozioni positive o negative, a seconda dei casi; ad esempio pensare di non essere all'altezza degli altri, perciò possedere una bassa autostima, vuoi dire essere predisposto alla tristezza ed a stati depressivi. L'esagerata valutazione di un pericolo può causare dell'ansia e della paura ingiustificate. Vivere il prossimo in maniera ostile può stimolare eccessiva rabbia e così via.
Quindi, attraverso l'analisi del pensiero è possibile sia individuare le proprie convinzioni irrazionali, sia le emozioni che esse scatenano.
Un metodo d'analisi in tal senso molto valido è il diario giornaliero; esso consiste nel registrare su un foglio gli eventi ritenuti significativi durante la giornata, soprattutto se collegati ai comportamenti alimentari.
Tale foglio viene diviso in quattro strisce parallele: sulla prima viene descritto l'evento accaduto; nelle successive, in ordine, vengono registrate le seguenti condizioni denominate:
"Cosa faccio", " Cosa penso", "Cosa provo".
Nella striscia del "Cosa faccio" viene descritto il comportamento di reazione del soggetto all'evento in causa, soprattutto se si tratta di comportamenti alimentari.
Nel "Cosa penso" vengono registrate le idee e le convinzioni riguardanti le interpretazioni dell'evento e le conseguenze che esso comporta.
Infine nel "Cosa provo" vengono indicate tutte le manifestazioni somatiche, sensoriali ed emotive percepite dal soggetto.
Un esempio potrà chiarire meglio quanto appena esposto.
Evento:
una ragazza riceve una telefonata dal suo fidanzato, il quale le comunica che quella sera non può uscire con lei a causa di altri impegni,
"Cosa faccio":
la ragazza apre il frigorifero ed inizia a mangiare spropositatamente, fermandosi solo quando è completamente piena.
"Cosa penso":
"il mio ragazzo ha trovato una scusa per non uscire con me, la verità è che io valgo poco o niente perciò avrà facilmente trovato qualcuna meglio di me con cui uscire stasera", "Questo è il segnale che lui si sta stancando di me e presto mi lascerà ed io rimarrò sola per il resto della mia vita, perché nessuno mi ama o può amarmi veramente",
"Quindi non mi resta che consolarmi col cibo, anche se questo peggiorerà la mia situazione, in quanto da grassa sarò ancora meno accettabile".
"Cosa provo":
tristezza, delusione, apatia, senso di vuoto, rabbia, soprattutto una gran fame, senso di debolezza, dolori alla schiena e spalle.
Come si può notare, già da una breve registrazione come questa, si possono raccogliere moltissime informazioni che vengono poi chiarite e discusse fra il terapeuta e il paziente. Levento scatenante, quindi, è la telefonata del fidanzato. La ragazza per reazione (cosa faccio) corre al frigorifero ed inizia a mangiare spropositatamente.
Inoltre interpreta a livello cognitivo quanto detto per telefono dal fidanzato come un rifiuto nei suoi confronti, in quanto ha una bassa auto stima etc. Ed infine (cosa provo), le naturali emozioni conseguenti al suo modo di pensare: tristezza, apatia, senso di vuoto etc., vengono in gran parte confuse con la fame.
A questo punto è ovvio che corra al frigorifero per mangiare.
Naturalmente, il diario può riempirsi in un giorno di numerosi e svariati eventi, figuriamoci, allora, quanti ne possono essere riportati in una settimana, in un mese, e così via; per cui le informazioni che si possono raccogliere, attraverso questo sistema, sono tantissime, e ci si accorge che gli schemi utilizzati dal soggetto in questione sono simili tra loro e ripetitivi.
A questo punto, l'intervento del terapeuta consiste, tra l'altro, nel rendere consapevole il paziente della sequenzialità degli schemi che lui adotta e soprattutto nella rimessa in discussione delle sue convinzioni disfunzionali. Lo aiuta, così, a dimostrare che sono ingiustificate e a trasformarle, poi, in idee più elastiche ed idonee alla sua condizione ed alla realtà esterna facendolo rendere conto, inoltre, che si tratta di altre emozioni e sensazioni e non di fame, per cui sono esse che vanno realmente soddisfatte.
In sintesi: la persona in questione deve entrare in un nuovo modo di pensare, più costruttivo e realistico per lei ed imparare a dormire quando ha sonno ed a mangiare quando ha realmente fame, come faceva appunto il saggio Zen.
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